Cultura

SLIDE8

Le politiche culturali sono state completamente ignorate dalla giunta Caldoro che, laddove è intervenuta, lo ha fatto in maniera inadeguata e arrecando danno. Tutto ciò che il centrosinistra aveva costruito a Napoli e in Campania è stato distrutto per l’incapacità di coloro che sono stati nominati – non certo per la competenza – nei ruoli dirigenziali dei vari comparti della produzione culturale. Si è fallito su Teatro Trianon Viviani, Museo Madre, CAM, PAM, Forum delle Culture, Biblioteche e Archivi Cittadini, solo per citare alcuni casi di una lunghissima lista di flop.

Cosa fare:

  • Serve una legge regionale che regolamenti il settore della comunicazione, per dare sostegno tanto all’editoria quanto a comparti specifici come quelli delle edicole e delle televisioni private. Una legge che tracci una strategia e le linee guida per il rilancio industriale dei singoli comparti, che vanno rigenerati con strumenti e regole che mettano le aziende e i professionisti del settore al passo con le nuove esigenze del mercato. Una legge sul modello di quella sullo spettacolo che è servita concretamente al settore fino a che i tagli non l’hanno ridotta all’osso.
  • Rifinanziare in maniera seria e sostanziosa la legge sullo spettacolo. La legge regionale 7 del 2006 è un’ottima legislazione che, però, negli ultimi 5 anni è stata gradualmente e drasticamente svuotata dei fondi dalla giunta Caldoro. Finanziata inizialmente con circa 20 milioni di euro, il centrodestra ha più che dimezzato la dotazione. L’erogazione dei fondi, soprattutto di quelli destinati alle strutture più piccole e quindi più fragili, sono in moltissimi casi ferme al 2012. Attribuendo alle politiche culturali l’adeguata importanza e sfruttando al meglio i fondi europei, anche in forza della recente approvazione del PON Cultura, si potrebbe riportare i finanziamenti della legge 6 alla dotazione iniziale, beneficiando in particolare lo spettacolo dal vivo e quei teatri che stanno chiudendo, o rischiano di chiudere, a causa dei ridotti o mancati aiuti.
  • Passare dalle parole ai fatti sul “Grande Progetto Pompei” che procede solo sulle pagine dei giornali che riportano ciclicamente le roboanti promesse di Caldoro, mentre nel sito archeologico continuano a sbriciolarsi strutture e resta, in tutta l’area, sia interna che esterna, una carenza enorme di servizi di accoglienza e assistenza ai turisti. Si tratta, ovviamente, di un progetto complesso, che richiede la collaborazione di diverse istituzioni, ma che deve diventare il simbolo della capacità di rinascita della Campania. I 105 milioni di fondi FESR (Fondo Europeo per lo Sviluppo Regionale) stanziati dalla Comunità europea devono essere spesi entro la fine dell’anno perla riduzione del rischio idrogeologico, con la messa in sicurezza dei terrapieni non scavati; la messa in sicurezza delle insulae; il consolidamento e restauro delle murature; il consolidamento e restauro delle superfici decorate; la protezione degli edifici dalle intemperie, con conseguente aumento delle aree visitabili; il potenziamento del sistema di videosorveglianza. Per realizzare queste opere in tempo, e non perdere i fondi Ue, bisogna utilizzare, se necessario, procedure straordinarie.