Welfare

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La crisi economica ha acuito la già precaria condizione di decine di migliaia di famiglie campane. Sempre più sono quelle sotto la soglia di povertà, sempre meno quelle capaci di far fronte alle spese insopprimibili, quelle per cibo, farmaci, abitazione, bollette ed istruzione dei figli. La Regione non può abbandonare i più deboli: i poveri, gli anziani non autosufficienti, i disabili, ma anche i giovani e le donne in generale, che hanno bisogno di un sostegno per trovare  uno spazio di cittadinanza.

Cosa fare:

  • E’ indispensabile introdurre il reddito di cittadinanza (o, più propriamente, un reddito minimo garantito) per le fasce sociali più deboli, che non possono essere abbandonate a se stesse, in un momento in cui trovare un posto di lavoro è quasi un miracolo. Ci sono persone, come quelle che sono uscite dal ciclo produttivo e hanno tra i 55 e i 65 anni, ad esempio, che non possono andare in pensione ma – come dimostrano i dati Istat – hanno solo 10 possibilità su 100 di rioccuparsi. A queste va garantito un reddito. Così come alle famiglie più povere, soprattutto se numerose e in presenza di minori o disabili (per i quali va anche rafforzata la rete di assistenza). Il reddito di cittadinanza costa, è vero, ma esistono sicuramente nel bilancio della Regione Campania risorse oggi impiegate per cause anche legittime e giuste, ma meno importanti di questa.
  • Il fallimento di Garanzia Giovani è nei numeri: in Campania, solo 6mila ragazzi sono riusciti a intravedere un’occasione d’impiego, il 10% dei 60mila che hanno presentato domanda per l’accesso al programma finanziato dall’Europa. Nella regione con il record di disoccupazione giovanile questa misura era una speranza, purtroppo sprecata. Un fallimento che aggrava una condizione, quella giovanile, sulla quale in Campania pesa anche l’eccessivo costo dei servizi, a cominciare dagli aumenti delle tariffe del trasporto pubblico che, con una scelta scellerata del centrodestra, sono ricaduti anche sulle spalle degli studenti, senza pensare che, in una famiglia povera, un giovane può rinunciare alla formazione proprio per motivi economici. A questo si è aggiunto un indecente taglio al fondo per il diritto allo studio che è passato dai 5 milioni del 2012 a poco più di un milione di euro. Una sforbiciata che si traduce in minor numero di alloggi per gli studenti fuori sede, di strutture, di servizi, di opportunità. Se la Campania vuol guardare al futuro, non può sbarrare la strada ai giovani, anzi deve riportare quanto più vicini allo zero i costi per l’istruzione e la formazione, e quanto più efficace l’avviamento al lavoro.
  • La condizione femminile in Campania è avvilente. Lavora, in maniera regolare, appena una donna su quattro. Su questo incide il dato economico, ma molto – ed è qui che bisogna fare di più – anche una rete di servizi fragile e inadeguata, che non permette la conciliazione famiglia-lavoro. Inutile creare quote o incentivi per l’assunzione di donne, se poi le mamme decidono di restare a casa perché non sanno dove lasciare i figli, oppure si vedono scavalcate dagli uomini perché gli orari di lavoro e l’organizzazione in fabbriche e uffici è pensata al maschile.